True Stories http://www.cinelli.it/ Elenco true stories Cinelli 2010 it-IT Mon, 18 Jan 2010 15:24:40 +0100 Alessando Casanova - MC4 rss generator Cinelli Fan: Dario Pegoretti Quando ho incontrato per la prima volta Cino, mi ha dato subito l’impressione, come qualcuno ogni tanto da, di essere un uomo d’altri tempi.

Era il 1972, ero un giovane corridore promettente e per questo motivo l’Unione sportiva Aurola di Trento, la mia squadra, decise di darmi una nuova bici, una Cinelli.

 

Prima di allora correvo con una Legnano, una buona bici, ma ai tempi, inferiore rispetto a Cinelli.

Vittorio Brocaldo, il direttore della società sportiva, mi portò in macchina da Treno alla sede storica Cinelli in Via dei Folli a Milano per prendere le misure per il nuovo telaio.

 

La prima cosa che mi ricordo entrato in Cinelli erano le montagne di manubri incastrati tra loro; la vera produzione di Cinelli era basata su manubri, attacchi e selle.

 

Ero molto trepidante, Cino era lì per prendermi le misure, era una figura imponente, vestito in modo elegante, a metà strada tra un milanese e il classico gentlemen inglese, con calma autoritaria. Trepidante perchè al tempo andare in via dei Folli era per i ciclisti come andare in pellegrinaggio dalla Madonna. Le Cinelli, insieme alle Masi, erano all’epoca le più costose e ricercate biciclette, c’era anche Colnago che aveva cominciato da poco ed era ancora un gradino più in basso.

 

Ricordo che c’era grande rivalità tra Faliero Masi e Cino Cinelli; due differenti e personalissimi stili di costruire telai rispetto agli altri costruttori del tempo; I Cinelli avevano uno stile che già in qui giorni li si poteva nominare più classico, con tubi a sezione cilindrica, la chiusura del canotto sella integrata, le congiunzioni in tre punti, lo stemma eraldico, mentre Masi aveva uno stile più moderno, con i posteriori più bassi, ovalizzati, tubazioni sagomate e nodo sella molto diverso.

 

Allora c’erano le così dette “Le Tre C”: Columbus, Cinelli e Clement, il massimo del ciclismo professionistico, il top che si potesse comprare, certamente con gruppo Campagnolo. Quando la mia bicicletta arrivò, grigia con adesivi rossi in outline nero, montata nel classico stile Cinelli, non potrò mai dimenticare l’inconfondibile profumo di fabbrica; l’indescrivibile profumo di un tipo di olio speciale; la mia bicicletta, quando arrivò a Trento, aveva quell’indimenticabile profumo che, pensa, non ho mai in vita mia trovato altrove.


 

 

 

Qualche anno dopo, cresciuto di un paio di centimetri, ho venduto la mia Cinelli a un famoso Olimpionico italiano di pattinaggio artistico che la utilizzò per gli allenamenti estivi e andai a trovare un giovane telaista emergente delle mie parti: un certo Mario Confente, che ancora ventenne, lavorava alla Montorio, prima di trasferirsi negli States a costruire per Masi e diventare leggenda. A lui chiesi di disegnarmi un nuovo telaio nel suo stile unico e già distintivo, ma questa è un’altra storia…

 

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Cinelli: Pubblicità senza prodotti dal ´91

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